Sostenibilità

Comunità energetiche: un’idea per le città del futuro

Carmine Russomando

Riduzione del 40% delle emissioni di gas serra rispetto al 1990, raggiungimento del 32% di generazione di energia elettrica da fonti rinnovabili e riduzione del 32,5% dei consumi per efficientamento energetico: questi sono gli obiettivi del Quadro Clima ed Energia dell’UE al 2030.

Il raggiungimento di questi traguardi pone innumerevoli sfide e altrettante opportunità. Innovazioni tecnologiche e incentivi economici non saranno sufficienti, ma sarà indispensabile un cambiamento sociale. Le comunità energetiche sono parte del cambiamento.

Cos’è una comunità energetica?

Una comunità energetica, o energy community, può essere considerata come l’organizzazione di azioni collettive sull’energia secondo un’amministrazione democratica all’interno di un gruppo a partecipazione volontaria, aperta e inclusiva di persone fisiche, PMI e autorità locali.

Una comunità energetica è un nuovo soggetto giuridico, introdotto dal Clean Energy Package, che raccoglie i membri della comunità locale e si occupa di costruire e gestire un distretto energetico. Un distretto energetico, o energy district, è l’insieme di tutti i sistemi, installati localmente, per la produzione, la distribuzione, la conversione, la condivisione e lo stoccaggio di energia elettrica, termica e frigorifera. Un distretto energetico è capace di accoppiare la domanda degli utenti alle risorse energetiche del territorio.

Una comunità energetica si occuperà di soddisfare la più ampia porzione possibile dei fabbisogni energetici dei membri, sia residenziali sia industriali, minimizzando gli scambi di energia con l’esterno, in particolare con la rete elettrica.

Saranno inoltre forniti servizi come la ristrutturazione e l’efficientamento energetico degli edifici, l’assistenza alla pianificazione urbanistica, la fornitura di servizi ancillari per la rete elettrica, la mobilità sostenibile e la copertura finanziaria degli investimenti.

Quali sono i benefici di una comunità energetica?

L’obiettivo di una comunità energetica non consiste nel profitto finanziario ma in benefici ambientali, economici e sociali per i membri. Creare una comunità energetica significa:

  • aumentare la sicurezza della fornitura di energia grazie a prezzi più bassi e stabili;
  • ridurre la povertà energetica e garantire a tutti l’accesso all’energia;
  • fare investimenti, creare lavoro e aumentare il benessere del territorio;
  • accelerare la penetrazione delle fonti energetiche rinnovabili e ridurre l’emissione di gas serra;
  • mettere i cittadini al centro dei processi decisionali.

Perché unirsi in comunità energetiche?

L’obiettivo è ideare la città del futuro. Progettare un’intera smart city, così come garantire il corretto funzionamento della rete elettrica a seguito dell’introduzione delle fonti energetiche rinnovabili, è davvero complesso e richiede ingenti investimenti. Per questo, si pensa di abbandonare la visione centralizzata di città e rete elettrica in favore di un decentramento in più distretti energetici, che possano interfacciarsi efficacemente tra di loro ed essere effettivamente incentivati e controllati dai cittadini.

Questo cambio di paradigma rende impraticabile una progettazione dall’alto verso il basso perché ogni territorio ha le proprie peculiarità, risorse e criticità. Ad esempio, l’Europa meridionale ha un grande potenziale in termini di energia solare, mentre l’Europa settentrionale abbonda di energia eolica.

Le zone montane sfruttano l’energia idroelettrica grazie alle dighe, mentre le zone fluviali potrebbero adoperare la tecnologia ad acqua fluente in maniera crescente. Luoghi come l’Islanda, Larderello in Toscana o i Campi Flegrei in Campania possono giovare di una grande quantità di energia geotermica.

L’entroterra può sfruttare le filiere produttive che hanno come scarti o co-prodotti la biomassa, invece alcune zone costiere hanno a disposizione un tesoretto di energia marina. Si pensi che la Sardegna possiede il potenziale più alto di energia dal mare di tutto il Mediterraneo: 13 kW per ogni metro di costa.

I centri di trattamento dei rifiuti possono diventare una risorsa grazie alla produzione di biogas, e alcuni settori industriali si prestano bene al recupero del calore di scarto tramite reti di teleriscaldamento. La complessità della sfida è evidente, ma al contempo emerge una molteplicità di soluzioni.

Come si crea una comunità energetica?

Per creare una Comunità Energetica (CER), è possibile partire da qualsiasi ente, sia esso pubblico o privato. I membri di una CER possono essere individui, enti territoriali, organizzazioni religiose, istituti di ricerca e piccole e medie imprese (PMI). È importante notare che l'adesione e l'uscita dalla CER avvengono su base volontaria.

I requisiti fondamentali per l'adesione a una CER sono i seguenti:

  1. Almeno un membro della CER deve possedere un impianto di produzione di energia da fonti rinnovabili entrato in funzione dopo il 1 marzo 2020. Anche gli impianti antecedenti sono ammessi, ma solo fino al 30% del totale.
  2. Tutti i membri devono essere titolari di un punto di connessione con la rete elettrica che si riferisce alla stessa cabina di trasformazione primaria.
  3. Gli impianti devono essere resi disponibili per l'utilizzo da parte della CER.

Il primo passo per costituire una CER è identificare potenziali aderenti e verificare che siano situati all'interno del perimetro della stessa cabina primaria. Questa informazione è generalmente resa disponibile sui siti web dei distributori locali. Successivamente, è necessario raccogliere le adesioni complete di dettagli come il Punto di Riconsegna (POD) e i consumi al fine di pianificare l'intervento in modo ottimale.

Il passaggio successivo coinvolge l'istituzione dell'entità legale "CER", che di solito assume la forma di un'Associazione Riconosciuta o non Riconosciuta, una Società Cooperativa o un Consorzio. Gli aderenti fondatori firmano l'atto costitutivo, un documento notarile che stabilisce elementi chiave come la sede, la durata, gli obiettivi, gli organi direttivi e i relativi membri, e il capitale sociale. Questo atto è accompagnato da uno statuto, che delinea dettagliatamente gli aspetti del patrimonio sociale, l'assegnazione degli utili, i requisiti per l'adesione, le procedure operative degli organi direttivi, le competenze, le modalità di convocazione delle assemblee e la validità delle decisioni, nonché le procedure di uscita o esclusione dei membri e lo scioglimento della CER.

Infine, un terzo documento cruciale è il regolamento, che stabilisce le modalità di gestione della Comunità Energetica e la distribuzione dei proventi tra i soci. Tutta questa documentazione deve essere presentata al Gestore dei Servizi Energetici (GSE) per l'approvazione.

Una volta costituita, la CER deve stipulare contratti specifici per ottenere l'uso degli impianti necessari per la produzione e la condivisione di energia. Questo passo è fondamentale per garantire un funzionamento efficace e collaborativo della Comunità Energetica.

Cosa serve alle comunità energetiche?

Da quanto detto è chiaro che un sistema di incentivi monosettoriale non è pienamente efficace e per questo che su base volontatia alcuni cittadini si uniscono. Ad esempio, il Conto Energia ha dato una grossa spinta al fotovoltaico, ma ci sono zone in cui sono preferibili altre fonti energetiche, le quali andrebbero ugualmente sostenute e incentivate con piani su misura.

Serve inoltre un quadro normativo chiaro. La Direttiva (UE) 2018/2001 definisce le comunità energetiche rinnovabili, mentre la Direttiva (UE) 2019/944 regola le comunità energetiche dei cittadini. In Italia, la prima è stata recepita dal D.L. Milleproroghe 162/2019, convertito in Legge 8/2020, mentre si è ancora in attesa del recepimento della seconda.

Come affermato dall’ENEA, servono metodologie, infrastrutture tecnologiche, modelli gestionali ed economici per promuovere l’aggregazione dei prosumer (produttori-consumatori) e l’autogestione della rete energetica anche attraverso strumenti innovativi quali la blockchain, la remunerazione della flessibilità e la valorizzazione del comportamento energetico virtuoso.

In quanto frutto di iniziative popolari, le comunità energetiche dovranno essere opportunamente consigliate e assistite da apposite società di servizi energetici. In quest’ottica è necessaria una corretta informazione e una piena consapevolezza dell’argomento: noi di Minnovo proveremo a fornire sempre nuovi spunti sul mondo dell’energia, perché non c’è innovazione senza sostenibilità.